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Buongiorno Signora

Oggi sono andata a votare. Ho pensato di vestirmi carina, mi piace ossequiare una cosa importante come il voto con un abbigliamento adeguato. Si perché sono una patita di elezioni, mi piace proprio l’esercizio democratico.
Aspetto la maratona Mentana come si aspettano le serie tv più appassionanti. La bellezza conturbante del professore di “La Casa di Carta” – che non è affatto male diciamocelo – non è nemmeno paragonabile al fascino di Chicco durante lo spoglio.
Dunque arrivo al seggio, jeans bianchi, spolverino azzurro polvere (tattico copri panza), sandali di cuoio intonati alla borsa. Insomma non male.
Cerco rapidamente la mia stanza, entro. Davanti a me un banco lunghissimo con giovani ragazzi, tutti di aspetto gradevole nemmeno fosse un casting, due dei quali intenti a mangiare riso e piselli. Non so perché ma mi sono imbambolata a guardarli, curiosa. Forse perché anche io quando frequentavo un master a Roma partivo con in borsa il mio riso e piselli o forse perché mi aspettavo a presiedere il seggio il solito uomo di mezza età panzuto e arrabbiato.
Insomma ero completamente assorta con la tessera elettorale in una mano e nell’altra il documento a giustificare il perché della mia presenza.
“Buongiorno Signora”. La frase mi ha riportato alla realtà. Istintivamente mi sono girata di scatto. Doveva essere rivolto a qualcun altro quel saluto. Certo perché io ero una di loro. A me avrebbero dedicato sicuramente un “Ciao, il tuo nome? Ecco le schede”.
Cercavo con lo sguardo altri esseri umani alle mie spalle ma niente, in quella stanza nemmeno un over 25 oltre me.
“Signora?” fa quello col riso e piselli. In effetti a guardarlo meglio non era nemmeno carino.
Gli avrei voluto dire “Bro guarda che io il riso e piselli me lo portavo dietro già 10 anni fa, non ti sei inventato niente” poi ho pensato che avrei peggiorato la mia situazione.
Ho preso le due tessere e sono entrata nella cabina, al sicuro dietro la tenda ho approfittato per chiarirmi le idee.
E’ strano guardarsi da fuori. Ho fatto un rapido calcolo e ho pensato che avevo mediamente quindici anni più dei pischelli elettorali. In fondo ho 37 anni, sto per attraversare la barriera dei 40. Però dai, capelli bianchi non più di una decina mimetizzati tra i biondi. Sono anche abbronzata. Cosa ho fatto di male per meritare di essere trattata come una donna di mezza età?
Ho compilato le schede. Accanto all’urna una ragazza molto gentile mi ha indicato dove inserirle. Si vedeva che aveva il viso stanco. Lei leggins e maglietta, io tacco e borsa coordinata. Due mondi distanti quindici anni.
“Arrivederci Signora”. Aridaje. Questa volta ho sorriso: “Ciao ragazzi”.
Sono uscita dalla scuola nell’aria frizzante di ottobre. Un unico pensiero mi ha attraversato la mente: fortuna che si vota ogni cinque anni, Bro.

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