
Era cominciata già dopo l’ultima Pasqua la mia cavalcata verso l’adiposità diffusa. A Napoli la si definirebbe agevolmente “chiattezza” ma è indubbiamente troppo politicamente scorretto. Diciamo che iniziavo a passo svelto il mio ingresso nel mondo curvy. Ecco che già suona molto meglio.
Definizioni a parte la prima avvisaglia è arrivata come uno schiaffo inaspettato quando l’amabile suor F., mentre mi passava lo zainetto di mia figlia all’uscita di scuola, mi ha gelato con un candido: “Signora ma aspetta?”
“No madre – è il casatiello” mi sono limitata a rispondere. Credo di essere anche un po’ arrossita come se in quel momento avessi di nuovo cinque anni.
Ovviamente, tornata a casa, ho pensato di dare fuoco al mio bel cappotto nero con cintura in vita. Era indubbiamente tutta colpa sua: molto abbondante, forse di una taglia di troppo ecco. Ho deciso comunque di dargli ancora una possibilità e l’ho occultato nell’armadio, come quei pensieri sgraditi rinchiusi in una parte del cervello.
Riposto il cappotto e riposto il problema, ho proseguito la mia vita di sempre. Ignara di essere ormai una ex magra, una quasi chiatta, insomma una mezza curvy.
Verso l’estate ho iniziato a pensare alla prova costume ma distrattamente in verità. Ho anche provato a fare un po’ di shopping perché si sa che le cose a furia di lavarle si stringono sempre un po’.
In effetti non mi tornava l’annosa questione delle taglie ma lo sanno anche i bambini che ormai è tutto realizzato in Cina così l’attuale 42 è la vecchia 38 e così via.
Insomma, io questa storia di stare ingrassando non volevo proprio metterla a fuoco. Non avevo voglia e basta.
Alla fine dell’estate sono passata dall’essere ex magra/quasi chiatta/mezza curvy ad essere decisamente fuori peso massimo.
La campanella di settembre è suonata, scuola nuova (ma non per via di suor F., giuro!) stessa storia.
Mentre attendevo all’uscita incontro una mia conoscente e dopo un paio di convenevoli ecco lì che arriva LA domanda: “tesoro che bello a che mese sei, ottavo?”.
Sì proprio così. Ottavo. Che oltre ad essere il penultimo suona proprio grave e tondo.
Questa volta non sono arrossita, mi sono fatta una grassa (!) risata e le ho risposto: “amica mia non sono incinta – tocca pure – sono solo chiatta”.
Eccola lì la consapevolezza.
Ciao sono Paola e sono a dieta da due settimane.
Ma non così per dire che poi scazzi e ti apri una birretta prima di cena. Assolutamente no. Sono al livello patologico di evitare anche il pranzo libero della domenica.
Non mi peso per non demoralizzarmi e – visto che da perdere c’è tanto – mi regolo misurandomi a occhio, a spanne.
Dovrei essere all’incirca al sesto mese di questa gravidanza al contrario.
Certo sono molto più triste di quando ero (in)consapevolmente curvy e ancora mi domando perché non si possa essere chiatta e non incinta allo stesso tempo ma, si sa, non si può avere tutto.
Il cappotto nero con la cintura in vita è sempre lì che mi attende. Non sa questa volta di essere il mio alleato per l’inverno: male che vada potrò dare sempre la colpa a lui.
