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Epifanie

Ho iniziato a leggere molto presto, anche perché ancora a quattro anni ho cominciato la “primina”.
Mi veniva naturale, come capita a molti bimbi che quando imparano leggono tutto ciò che ha dei caratteri.
Così ho rovinato molto presto la favola di Babbo Natale perché scoprii, seminascosti, dei grandi pacchi con una carta azzurra e una scritta argento in stampatello CORSALE: era il nome del negozio di giochi più bello di quegli anni.
D’altronde se è vero che “carta canta” ero certa di non sbagliarmi.
Insomma questo caro babbo o papà Natale (come si usava a casa mia) non poteva esistere.
Sulla esistenza della Befana ricordo che avevo ancora tante speranze. Anche perché, per tradizione, portava anche biciclette, macchinine oltre che carbone e dolciumi.
Ero determinata a credere ancora.
Poi un giorno, nella mia smania di lettura, trovai nella rubrica di mia mamma un numero di telefono: preside Epifania.
A quel tempo la rubrica era accanto al telefono a rotella. Avrei voluto tanto provare a chiamare. Cosa voleva dire quel numero? Preside? Insomma, un capo della Befana?
Alla fine decisi di non telefonare, avevo un po’ paura, ma il fatto non mi tornava: se avevamo il numero di telefono voleva dire che c’era qualcosa sotto. Così anche la befana fu archiviata.
Anni dopo ho scoperto che la preside Epifania era semplicemente la preside della scuola di mia madre ma, ormai, era fatta!
Stanotte con mio marito e mia figlia aspettiamo la Befana, sperando che la magia duri il più possibile, avendo imparato tutti i trucchi per i bambini più curiosi e, forse, per essere un po’ bambini anche noi.

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