Ricordo qualche anno fa che, all’improvviso, si teorizzava la “decrescita felice”.
Per noi figli degli anni ‘80 un orrore inimmaginabile. La decrescita mal si sposava con gli spot della tv, con le bandiere tricolore di “Forza Italia” che erano state il nostro refrain, sebbene non per forza condiviso.
Ciò non toglie che il nostro archetipo fosse quello del “tutto è possibile”. Studiate, ci dicevano. Impegnatevi, ci dicevano.
Un sogno mezzo americano, un po’ gramsciano, un po’ dell’Europa dei popoli, Spinelli, padri fondatori. Insomma … grande “sola”,possiamo dircelo ormai.
Noi degli anni ‘80 ci abbiamo creduto. Ad un certo punto ci è stato detto che, in effetti, non si poteva fare. Che tutti questi titoli, sta roba, non valeva granché. E mica siamo in America. E mica serve solo studiare bellezza. Siamo troppi, ma in effetti siamo pochi. Boh. Non lo sappiamo.
Io nella decrescita felice mi trovo bene: sono fortunata e mi piace ciò che ho. A saperlo prima, avrei studiato meno. E forse avrei detto qualche vaffanculo in più. Decrescendo, imparerò.

Spesso dovremmo vivere due vite in modo da mettere qualcosina nei punti giusti. Paola, mi ha fatto molto piacere che sei passata da me. Ciao 😀
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