Nell’accezione comune colui che calcola è necessariamente un razionale; chi mette in fila numeri e sa “se conviene oppure no”.
Ho sempre ritenuto che, al contrario, non ci sia nulla di più astratto del pensiero numerico, che richiede memoria e, appunto, qualcosa di immateriale da imprimere nella mente per il passaggio successivo.
Per me che amo le parole e i concetti che esse racchiudono, tutta questa storia dei numeri si è sempre rivelata fallimentare.
Mi accontento di ciò che serve: operazioni fondamentali, equivalenze, il resto della spesa.
Sarei uno di quelli definiti astratti: parole, parole, parole.
Temo, invece, che le parole che racchiudono concetti, idee e propositi siano molto più concrete dei numeri.
Purtroppo non esprimono un risultato certo.
Perciò, da amante delle parole, provo a non definire nulla numericamente. Mi impegno a raggiungere quel risultato, quella maledetta quadratura del cerchio.
Metà, un terzo, tre quarti, pure una briciola. Non importa.
Benedette, parole.
