racconti

Non solo a Natale

L’altro giorno riflettevo sulla banalità del bene.
Su quella del male ci sono scritti, studi, saggi.
Sulla scontatezza di esser sempre buoni poco o nulla.
In effetti, se sei attento, gentile quale dovrebbe essere il motivo di interesse?
Ho iniziato a pensarci osservando Blissa: la gatta di casa. Lei è speciale: ha zampe di seta e modi amorosi.
D’altronde, se il nome vorrà dire pure qualcosa, lei si chiama come il micio di Barbie e tutto torna.
Mica come la mia vecchia gatta Zelda: da vera guerriera avrebbe potuto cavarti un occhio alla terza carezza.
Blissa, invece, è così: amatemi, sarò buona!
Lei lo è in continuazione.
Insomma l’altro giorno mi sono accorta della banalità del bene: mia figlia e una piccola amica la prendevano in braccio, la poggiavano sul letto e poi ancora croccantini, carezze. Tutto molto, anzi troppo, per un felino. Anche per Blissa.
La osservavo mentre, per l’ennesima volta, la riportavano in camera per giocare.
Nei suoi occhi tenerissimi ho letto qualcosa: la stanchezza di essere buoni.
Che lo sia, lo diamo per assodato: errore imperdonabile.
Sono certa che lei non cambierà.
Prendo spunto.

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