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Vanità

Dimagrire, mangiando; perdere peso con gioia; la dieta della felicità. Quante ne ho sentite e quante ne ho provate. I longilinei, quelli con un ottimo metabolismo, non capiranno mai. Sin da bambina mia madre mi ammoniva dolcemente:  “Paoliccì ricordati: per un secondo in bocca, per sempre sulle cosce”. Insomma la questione esiste: il fatto è serio ma non è grave. Così mi sono rimessa a dieta e si sa che quando decidi di perdere peso c’è sempre il giorno zero, un “adesso basta” insomma quel famigerato “da domani”.

A precederlo, di solito, un fattore scatenante, una molla che rafforza la volontà. Nel mio caso, stavolta, nulla di nobile né di troppo ragionato, nessuna promessa solenne ma un semplice e potente attacco di avarizia. Brutto a dirsi, lo so, ma è la verità.

In preda a dolori lancinanti al portafoglio, causa ennesimo cambio taglia, mi sono decisa: non avrei speso nemmeno un euro per una XL, no.  Traghettata dal mio rassicurante girone dei golosi a quello degli avari, sorretta da molte verdure e nessun aperitivo, sono rientrata via via in una serie di indumenti che avevo collezionato negli anni e, poiché “l’appetito vien mangiando”, alla fine ci ho preso gusto.  

Sono passati tanti lunedì da quel giorno di gennaio. Ho pensato spesso con umana comprensione al conte Ugolino, a quel più che ‘l dolor poté ‘l digiuno, convincendomi del fatto che lo avessero collocato certamente nella bolgia sbagliata. 

Sono sopravvissuta e adesso con dodici chili in meno mi ritrovo , manco a dirlo, allo stesso punto: nulla da indossare, tutto troppo grande. Avrei potuto fermarmi prima e invece non mi sento ancora soddisfatta, dovrei perfezionare. Mi disturbano anche certe rughette che, dimagrendo, si fanno più evidenti.

Avverto qualcosa di diverso nell’aria mentre scorro con insistenza la sezione “novità” del sito di Zara e mi documento sugli ultimi ritrovati in fatto di creme per il corpo. Un dubbio mi assale: non sarà che …? Ma no, non io. E invece sì. 

Sento strani colpi, scorgo Caronte all’orizzonte … è ora di cambiare: benvenuta vanità, crepi l’avarizia. 

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