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Replay

Sono stata concepita nella Pasqua del 1983, mi madre me lo avrà ripetuto almeno duecento volte.
Mia figlia è nata nei giorni successivi la Pasqua di sei anni fa.
Sono particolarmente legata a questa ricorrenza benché io sia, purtroppo, atea. Lo sono con dispiacere perché credo che la fede sia un dono e purtroppo non si impara.
Oggi, per questa Pasqua, ho ricevuto un bellissimo messaggio di auguri: “Nascere non basta, è per rinascere che siamo nati”. Ho riflettuto sul perché proprio questa, tra le varie ricorrenze, sia quella cui sono così affezionata.
Rinascere, nel senso umano del termine, è una cosa che mi affascina e in cui credo fermamente.
Credo di essere rinata tante volte. Mi è successo sicuramente quanto è nata mia figlia: sono rinata mamma.
Mi è successo quando ho imparato ad accettare la morte tragica di mia madre e la malattia di mio padre, capendo che non tutto può essere combattuto ma spesso solo accettato.
Sono rinata quando con mio marito e mia figlia abbiamo cambiato città e poi paese, perché era giusto e andava fatto. Sono rinata quando abbiamo deciso che era il momento di tornare a casa.
In tutte le mie rinascite ho imparato qualcosa e ho perso qualcosa di me.
Di recente mi è successo ancora: ho un nuovo lavoro! Anche lì ho lasciato andare una professione che non mi rendeva più felice e - sebbene citando De Nicola: “l’ordine forense è collocato così in alto che da esso uscendo mai si sale” - sono lo stesso orgogliosa di me, perché per rinascere ci vuole umiltà e coraggio.  
Per questo, il mio augurio laico per questa Pasqua è di essere sempre capaci di rinascere, possibilmente migliori.

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