Ho partecipato al primo concorso, al secondo. Preparo il terzo.
Erano anni che non assumevo compulsivamente tante nozioni. Le butto giù a sorsate, come quelle tisane dimagranti al finocchietto.
Dopo 7 e dico 7 giorni di pioggia incessante accompagnata da simulazioni di quiz e appunti incomprensibili oggi finalmente è “schiarato”. C’è il sole.
Il cervello mi sembra intossicato, appesantito. Chissà se hanno mai studiato gli effetti collaterali del diritto sulla gente. Insomma la lettura l’art. 21 della Legge sul procedimento amministrativo, che prepotentemente non si ferma al bis ma incede fino al decies, cosa provoca in un cervello umano? E soprattutto quale teoria dell’evoluzione prevede che lo si debba conoscere a memoria?
Mi sento un po' come Russel Crowe in A Beautiful Mind: mentre ascolto al telegiornale della bagarre politica sulla legge di bilancio la mia mente vaga, qualcosa non torna. Come un John Nash meno pazzo (spero) e soprattutto meno brillante corro ad aprire pagina 125, rileggo: ecco, il giornalista si è sbagliato sul procedimento - ricordavo bene!
Al bar ascolto chiacchiere sull’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e la mia mente è di nuovo lì a pagina 189 e poi lì nella sezione “Parlamento in seduta comune”. Schivo la cassetta della posta e la pec – non vorrei dover ripetere anche la disciplina delle notificazioni.
Mi accompagna un dubbio tremendo: queste nozioni che entrano in massa mica si faranno spazio a gomitate facendo uscire qualcosa di fondamentale dalla mente? Eh già perché l’infuso dimagrante compie il suo scopo e sappiamo dove va a finire ma in questa bulimia da concorso non vorrei perdermi qualche pezzo, qualche ragionamento, qualche ricordo.
Oggi c’è il sole ho deciso: mi disintossico. Niente tisana, fanculo il finocchietto.